Di ritorno dal corteo di solidarietà con il popolo ucraino – e al fianco dei fratelli iraniani e georgiani – nel quarto anniversario dell’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia, non posso nascondere l’amarezza che mi porto dentro.
Eravamo noi liberali, e praticamente nessun altro. C’erano il Partito Liberaldemocratico, Italia Viva, Azione, la galassia radicale con le sue bandiere storiche e la sua coerenza… e poi, il vuoto.
La sinistra – quella che si sbraccia per i diritti civili più improbabili, per i pronomi più fantasiosi e per libertà confezionate su misura – non ha trovato né il coraggio né l’interesse a scendere in piazza. Non sente il dramma di un popolo che da quattro anni difende, prima ancora del proprio pronome e della propria terra, il diritto elementare alla vita. Non prova trasporto per le donne e gli uomini iraniani usati come bersaglio dai cecchini della Repubblica Islamica. Non versa una lacrima per il popolo georgiano che, da oltre 450 giorni, lotta contro la cappa sempre più soffocante di un’autocrazia.
La destra, quella che inonda social e tribune con appelli commossi per le donne oppresse in Iran, che tuona contro “il burka in Europa” e (credibilissimi, sì, proprio) contro ogni forma di autoritarismo… oggi era assente ingiustificata.
Non si sono visti i dirigenti di Fratelli d’Italia, non si sono visti i militanti della Lega, neppure una bandiera degli eleganti moderati di Forza Italia. Spariti tutti.
Non si sono visti i dirigenti di Fratelli d’Italia, non si sono visti i militanti della Lega, neppure una bandiera degli eleganti moderati di Forza Italia. Spariti tutti.
Eravamo soli a fare compagnia ai nostri fratelli e sorelle in lotta, in una piazza che avrebbe dovuto traboccare di bandiere europee e italiane, e non solo ucraine, iraniane, georgiane.
A me la solitudine va benissimo: essere minoranza non mi spaventa, ci sono abituato.
Ma questi popoli – gli ucraini che resistono sotto le bombe, gli iraniani che pagano con la vita la loro sete di libertà, i georgiani che non si arrendono – non hanno bisogno di minoranze silenziose o di like distratti. Hanno bisogno di aiuto concreto: pressione politica, sanzioni vere, aiuti militari, una voce europea alta e unita in ogni sede internazionale.
Ma questi popoli – gli ucraini che resistono sotto le bombe, gli iraniani che pagano con la vita la loro sete di libertà, i georgiani che non si arrendono – non hanno bisogno di minoranze silenziose o di like distratti. Hanno bisogno di aiuto concreto: pressione politica, sanzioni vere, aiuti militari, una voce europea alta e unita in ogni sede internazionale.
Oggi, qui a Milano, quella voce l’abbiamo alzata in pochi. Troppo pochi.


