Ecco, sembra tutto molto spiritoso. Una genialata “smart”, un tocco di comicità britannica applicata alla sicurezza stradale. Gli autovelox che non multano più, ma umiliano pubblicamente il guidatore: il volto ripreso, il nome sbattuto sui cartelloni, il messaggio personalizzato che ti prende in giro come una mamma scozzese delusa.
Eppure, più ci penso, più mi sembra che questa non sia affatto una trovata innocua. Anzi.
Siamo davvero sicuri che servisse un altro meccanismo per giudicare, deridere e sorvegliare la vita delle persone?
In un’epoca in cui il confine tra legge e moralismo collettivo si sta assottigliando fino a sparire, introdurre strumenti che trasformano la sanzione in spettacolo pubblico mi appare come un passo ulteriore – e grave – verso una società che non si limita più a regolamentare i comportamenti, ma pretende di umiliare chi sbaglia.
Non è più “hai violato la legge, paghi la multa”, ma “hai violato la legge, quindi ti esponiamo al giudizio della piazza”.
E il problema non è l’umorismo scozzese. Il problema è la logica che sta dietro a tutto questo: la convinzione che la vergogna sia una forma di educazione più efficace della responsabilità.
Ma davvero vogliamo vivere in una società in cui la motivazione a rispettare la legge non è la coscienza civile, ma la paura di essere messi alla berlina?
Mi tornano in mente altri Paesi, altre latitudini, dove i cittadini vengono seguiti 24 ore su 24 dalle telecamere e dal tracciamento digitale: il “controllo per il loro bene”, la sorveglianza come norma, la vita privata come concessione.
Sono scenari che fino a pochi anni fa ci sembravano lontani – roba da distopia – e che oggi invece iniziano a insinuarsi nelle pieghe della quotidianità occidentale.
Lo ripeto: se violi la legge, c’è la sanzione. E va benissimo così.
Ma il giudizio delle “signore sotto la ghigliottina”, quello no. Possiamo evitarcelo. Dovremmo evitarcelo.
Perché una comunità che pretende di correggere il comportamento dei suoi membri attraverso l’umiliazione pubblica non è più una comunità civile: è una folla, e la folla non educa: schiaccia.
Non abbiamo bisogno di nuovi strumenti di mortificazione pubblica. Abbiamo bisogno di tornare alla responsabilità personale, al rispetto, al senso civico che nasce dalla libertà, non dalla paura di essere derisi da un maxischermo.
Perché la libertà – quella vera – può sopportare la legge, ma non sopravvive al ridicolo imposto dallo Stato.
Scottish Aye – New Speed Cameras Across Scotland to Publicly Shame… | Facebook


