Stiamo guardando il Monte Toc mentre si stacca e scivola verso la diga del Vajont. Per quanto la Sassonia non sia esattamente rappresentativa dell’Europa intera, e come ex Land della DDR parta da una posizione già molto compromessa, il segnale resta comunque inquietante. Non so se il trionfo di oggi dell’AfD sia quel pezzo di montagna o soltanto uno dei segnali che lo precedono. Noi, però, siamo sotto la diga.

La diga non è il problema. Al Vajont restò in piedi: il disastro non fu il suo cedimento, ma l’onda che la superò. Come le dighe, le istituzioni democratiche sono meccanismi neutrali che trasformano in energia l’acqua che passa.
Probabilmente è troppo tardi per tutto, e per la Sassonia è sicuramente troppo tardi. E non so se basti “farli governare”. Nel 1963 chi lanciava l’allarme non veniva ascoltato, o addirittura veniva perseguitato. La giornalista Tina Merlin finì perfino sotto processo per aver denunciato pubblicamente i rischi.
Qui sono anni che qualunque eversione viene accarezzata, trattata come se fossimo davanti al gioco di un bambino.
Abbiamo iniziato negli anni ‘90 accettando i proclami secessionisti della Lega, un partito che avrebbe dovuto essere sciolto e i cui leader avrebbero dovuto rispondere delle proprie azioni. Abbiamo continuato accettando che i politici usassero il linguaggio dell’insurrezione armata contro le opere pubbliche. Ci siamo ritrovati con un partito che ha conquistato la maggioranza relativa in Parlamento utilizzando una violenza verbale più squallida e addirittura peggiore di quella di Umberto Bossi.
Oggi abbiamo un figuro che utilizza i simboli del Partito Nazionale Fascista, che richiama parole d’ordine riconducibili a quella tradizione e che non si offende nemmeno quando viene definito fascista.
E ancora oggi facciamo finta di nulla, e anziché applaudirlo come vero partigiano della libertà, deridiamo il senatore a vita Monti che dice chiaramente, ma forse troppo elegantemente, come stanno le cose.
E invece “Se ha il pelo del ratto, la coda del ratto e vive nelle fogne, è inutile continuare a discutere: è un ratto.”
Qui non è più neanche il tempo degli allarmi. Il nemico è in casa.
Questa storia di fare sconti ai nemici della democrazia dura da troppi decenni e ha prodotto sempre lo stesso risultato. Quando è troppo, è troppo. E se sei liberale hai il dovere di opporti. Se sei liberale hai il dovere di dire che non si scherza con il fantasma del fascismo, non c’è spazio per desensibilizzazioni. Se sei liberale sei antifascista. Perché sei liberale.
Invece, dopo avere visto i liberali per la secessione, i liberali per la lotta armata contro le opere pubbliche, i liberali del vaffanculo, oggi mi preparo a vedere i liberali per un futuro nazionalfascista. Sono sicuro che, se per puro caso ci salveremo, bello eh, saranno proprio loro a darmi lezioni di liberalismo. Un bel dì, domani.