Mi è capitato di imbattermi in qualcosa che non conoscevo: “Siberia”, un’opera lirica in tre atti di Umberto Giordano.
Non solo ho scoperto la sua esistenza, ma anche una trama che sembra uscita da un romanzo drammatico di fine Ottocento.

Stephana, una donna che vive sotto la protezione di un principe, nasconde un segreto: il suo cuore appartiene a Vassilli, un giovane che crede di amare una donna semplice e onesta. Quando la verità viene a galla, Vassilli sfida il principe in duello e lo ferisce. La condanna è durissima: deportazione in Siberia.
Ma l’amore non si arrende. Stephana lo raggiunge tra le nevi e i ghiacci, pronta a condividere con lui una vita di privazioni pur di stare insieme. Sembrerebbe il lieto fine… se non fosse per Gleby, un uomo del passato di Stephana, anch’egli deportato, che trama contro di loro. Il tentativo di fuga si trasforma in tragedia: Stephana cade sotto i colpi di una guardia e muore tra le braccia di Vassilli.
Una storia intensa, fatta di passione, sacrificio e destino avverso.
Siberia era l’opera preferita di Giordano. Alla prima alla Scala (1903) il cast era stellare: Rosina Storchio, Zenatello, De Luca. Fauré la definì “il miglior prodotto della Giovane Scuola”.
E mentre mi documentavo, ho scoperto anche un’altra curiosità: il Conservatorio di Milano ha un canale YouTube… in realtà poco frequentato, ma è lì, pronto a essere esplorato da chi ama la musica e vuole scoprire perle nascoste.