«Tra la verità e la rivoluzione scelgo la rivoluzione», scriveva Jean-Paul Sartre.
Ecco: una delle cose più angoscianti, da sempre, del campo “dei buoni” è l’assoluta assenza di remore di fronte alla “prospettiva della rivoluzione”.
E questo, per me – che teoricamente potrei essere un elettore del centrosinistra, e molti si chiedono come sia possibile che io non lo sia – è dirimente.
Il PD ha una segretaria lesbica che va al Pride, e dal centrosinistra arrivano mille attenzioni sui possibili pronomi, sull’identità, sul non discriminare persone come me. Tutto molto bello, tutto molto civile.
Però poi guardo quello che sono stati capaci di fare in questo referendum, solo per “tirare un calcio in faccia alla Meloni”, come ha ammesso un loro prestigioso esponente, l’avvocato Conte.
E lì mi vengono i brividi: perché se rinunciano ai principi più basilari per convenienza politica, allora cosa succederebbe a persone come me quando – sempre per convenienza – diventassi “di troppo”?
In tutta chiarezza. Hanno inseguito perfino il voto organizzato degli islamici. E sono certo che se domani una parte di quel mondo dicesse che persone come me non meritano rispetto, molti di quei leader non esiterebbero a voltarsi dall’altra parte, a lasciarmi affogare, pur di prendere qualche voto in più.
Non è una paura solo mia, davvero basta guardarsi intorno: sarà la mia bolla, ma non potete immaginare quanti conosco, nella comunità LGBTeccetera, che guardano con paura e disprezzo un centrosinistra per il quale le persone e i diritti sono beni fungibili.
E poi: quando la rappresentanza politica del cosiddetto centrosinistra è ridotta a tal punto da essere rifiutata da una parte significativa dello stesso centrosinistra, quando a Milano gli ebrei iniziano a confidare più nel senatore La Russa che in Majorino… allora siamo davanti a qualcosa che somiglia più a un segno dei tempi che a una semplice anomalia politica. E a quel punto, qualche domanda non è solo doverosa: è un imperativo morale, quasi una chiamata alla coscienza.
Per farla breve…
Io sostengo oggi gli stessi principi che sostenevo quarant’anni fa, e non ho bisogno di fare ammende o giravolte: né in politica estera (per l’Occidente senza se e senza ma), né in economia (il nostro bel capitalismo temperato all’europea mi va benissimo), né sull’ambiente (ho sempre pensato che Caorso fosse un bel paesino e vado in bicicletta senza pensare che sto salvando il mondo), né infine e soprattutto sui diritti civili.
Questa gente, invece, si riempie la bocca di “diritti” e poi fa sconti sui principi ogni volta che pensa potrebbe essere conveniente.
Per paradosso, disprezzo meno quelli di CasaPound: li evito allo stesso modo, ovvio, ma almeno non hanno la faccia tosta di fingere di preoccuparsi per me.
Che dire, sono molto, molto felice del mio innato senso del disgusto.


