I comunisti, come si sa, oltre a essere dei razzisti spaventosi (e lo sappiamo), sono anche classisti peggio di una contessa inacidita. A Milano, un tempo, potevi vedere le sciure borghesi parlare tranquillamente e amichevolmente con la custode del proprio palazzo; difficilmente, invece, potrai mai vedere un comunista disposto a non salire in cattedra o a rinunciare a dispensare validazioni dall’alto della propria prosopopea.
È il caso del signor Bonaccini, il quale, legittimamente, come molti che hanno scelto la politica come percorso di vita, ha abbandonato gli studi dopo la maturità per entrare nella pubblica amministrazione come rappresentante dei cittadini. Forte di questo straordinario curriculum culturale, oggi si mette a discettare dell’ignoranza degli elettori.
Un tempo De André, in La storia siamo noi, cantava
E poi la gente (perché è la gente che fa la storia)
Quando si tratta di scegliere e di andare
Te la ritrovi tutta con gli occhi aperti
Che sanno benissimo cosa fare
Quelli che hanno letto milioni di libri
E quelli che non sanno nemmeno parlare
Oggi, se non hai il bollino del “culturalmente approvato” rilasciato dai sinistri non puoi neppure andare a fare l’opinionista a Uomini e Donne.
Ecco allora che qualcuno osserva, che se il criterio per rappresentare il popolo è il numero di lauree conseguite, il candidato del campo largo l’abbiamo già trovato: il Divino Otelma.
Diciamoci la verità: per la sua preparazione culturale non sarebbe mica male (pure per il centrodestra); la vera domanda, però, è un’altra: il Divino Otelma, allo stato civile (pluri) dottor Marco Amleto Belelli, vorrà davvero confondersi con questi cialtroni?


