La campagna elettorale è finita e vorrei condividere con voi la mia angoscia.
Mentre noi abbiamo trascorso gli ultimi tre mesi tra post goliardici e millenaristici sulla portata del referendum confermativo appena concluso, sulla mia timeline di Twitter continuavano a scorrere immagini terribili dall’Iran: da giorni una sequela senza fine di annunci di esecuzioni di giovani uomini e donne nel fiore della loro gioventù, spesso senza neppure l’età per essere definiti adulti; condannati a morte per inimicizia con un Dio che, se davvero volesse questo, meriterebbe l’odio più incontenibile – altro che inimicizia.
E mentre i volti di questi ragazzi e di queste ragazze occupavano lo schermo del mio telefono, un senso di impotenza mi catturava.
Sembra che di loro, in Italia, non importi nulla quasi a nessuno.
Tolti i soliti sfigati dei partiti laici, costantemente a fianco degli esuli iraniani, l’argomento è giudicato troppo insignificante o scomodo perché la politica si degni di una sola parola.
Mentre ragazze poco più che bambine venivano stuprate in carcere affinché non potessero “guadagnare il regno dei cieli” dopo l’impiccagione, la nostra politica dibatteva sui terribili rischi per la libertà della comunità LGBTXYZ che si sarebbero potuti manifestare in caso della (da me auspicata) vittoria del Sì.
In questi mesi mi pare di aver incrociato un solo corteo con una partecipazione un po’ più ampia delle sole forze politiche laiche, ma la cosa più a sinistra che si vedeva erano i soliti radicali e il Partito Socialista: insomma, la memoria del vecchio pentapartito e del ’94.
Tra il coraggio di Don Abbondio dei grandi partiti del centrodestra e la vergognosa complicità con i clerici assassini di Teheran dei partiti del centrosinistra, questi poveri figli di Dio sono rimasti senza un avvocato in Italia.
Cos’hanno fatto questi ragazzi e queste ragazze per non meritare il nostro sdegno, la nostra commozione, una prima pagina sui “giornaloni”, le nostre preghiere?
Perché siamo incapaci persino di del coraggio delle parole?
In queste ore in cui si è detto ogni possibile stronzata evocando la lotta partigiana, la costituzione antifascista e tutte le vaccate di questa terra per un voto che non c’entrava assolutamente nulla, perché non si vuole vedere quanto nazismo è all’opera da mesi in Iran?
Perché nessuno ha sentito il dovere di essere antifascista quanto basta per dire: “Assumiamo tutti un’unica posizione, proviamo a fare qualcosa, anche solo a parole – almeno a parole – per questi ragazzi”?
Per non urtare la permalosità islamica a destra e per non sentirsi costretti a schierarsi con l’Occidente a sinistra abbiamo tradito, stiamo tradendo e continueremo a tradire i nostri fratelli e le nostre sorelle impiccati per aver sognato la nostra libertà.
Quando parlo di ciò che è successo ottant’anni fa ai nostri confratelli ebrei, venduti ai nazisti in cambio di qualche soldo o della possibilità di appropriarsi dei loro beni, dico sempre che non provo alcun senso di colpa, ma una inestinguibile vergogna per ciò che ha fatto una parte dei nostri avi.
È terribile, anche oggi, sapere di non essere colpevole ma di non poter fare altro che vergognarsi ancora una volta della viltà nazionale.


