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Kuwait 1991: LA LIBERTÀ DEL KUWAIT È ANCHE LA NOSTRA Dal 2 agosto Il Kuwait subisce l'aggressione irachena: funi, torture, omicidi; un intero popolo è oppresso da uno del più feroci dittatori di questo secolo. Per oltre cinque mesi si è tentato in tutti i modi di garantire il pacifico ritorno del governo legittimo in Kuwait ma a nulla è valso ogni sforzo: Saddam Hussein ha ripetutamente respinto ogni invito alla pace, facendo carta straccia di tutte le risoluzioni delle Nazioni Unite. Dopo il fallimento di ogni sforzo diplomatico, teso a ristabilire l'ordine e la legalità internazionale, era indispensabile una reazione decisa affinché nessuno in futuro creda di poter impunemente aggredire uno stato sovrano. Anche per noi, che non crediamo alte “guerre giuste”, l'azione militare rappresentava ormai l'unica strada percorribile. Non è accettabile il pacifismo a senso unico di chi, non credendo nella libertà, propone la resa ad ogni dittatore, né possiamo condividere la superficialità di chi dichiara di non voler “combattere una guerra per il petrolio”: il futuro del Kuwait non riguarda solo il popolo di quel Paese, perché ciò che succede oggi in Medio Oriente influenzerà la storia del nostro pianeta per i prossimi decenni. Questa guerra, alla quale il mondo è stato costretto, è la guerra che un regime conduce contro il mondo intero e nessuno tra noi potrebbe dirsi veramente libero se le nostre democrazie non fossero a fianco del popolo del Kuwait, perché la libertà dl questo popolo è anche la nostra.

Iraq: l’unico errore è stato non andare fino in fondo.


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