Del senno di poi sono piene le fosse, certo. Ma speriamo davvero che la tardiva resipiscenza di Tony Blair non sia l’ennesima abiura ad usum stipendium, il solito riposizionamento tattico di chi fiuta l’aria che cambia. Sarebbe ora che la sinistra, questa sinistra smemorata e perennemente intenta ad assolversi, trovasse il coraggio di guardarsi allo specchio.
Nel suo op-ed sul Sunday Times, Blair condensa il cuore della sua accusa in una frase che rimbalza ovunque sui social e che, per la sua nettezza, ha il sapore di una resa dei conti rinviata troppo a lungo:
«Dobbiamo porre fine all’empio sodalizio della sinistra con gli islamisti».
Una frase che sembra durissima, ma che a mio avviso è solo tardiva. Perché quell’empio sodalizio non nasce oggi. È il frutto avvelenato di anni in cui una parte della sinistra occidentale ha scambiato la solidarietà internazionale per un esercizio di autoindulgenza ideologica, sostenendo, o quantomeno ammiccando, ai peggiori fondamentalismi, purché presentati sotto la patina della resistenza.
Blair, per spiegare il fenomeno, scrive anche:
«L’antisemitismo non è certo una novità. Attraversa i secoli, con alcuni in ogni generazione che sembrano trovare nuovi motivi, giustificazioni, spiegazioni o scuse per perpetuarlo.
Ma oggi assume forme nuove, sia a destra che a sinistra. La versione di sinistra è uno sviluppo pernicioso e inedito nella politica progressista: l’alleanza con gli islamisti.
Nell’opposizione a Israele ha trovato una causa trainante. E la guerra a Gaza le ha permesso di dispiegarsi pienamente».
— Tony Blair, The Sunday Times
Un richiamo a una verità che molti, e per troppo tempo, hanno preferito ignorare.
Sarebbe ora che la sinistra globale, tra un balletto sui carri dei Pride e una manifestazione “no Kings” ma mai “no dictators”, trovasse davvero il coraggio di guardarsi allo specchio.
Di domandarsi come sia stato possibile trasformare l’antimperialismo in un riflesso condizionato, l’antifascismo in un mantra vuoto e la lotta contro le discriminazioni in uno schema di appartenenze identitarie che finisce per assolvere i nuovi fascismi, purché non parlino con accento occidentale.
Un esame di coscienza che ricorda da vicino quello che Rossana Rossanda compì quando osò rompere il muro dell’ipocrisia sulle BR e sul celebre album di famiglia della sinistra italiana.
Non fu un atto di rottura: fu un atto di verità. Ancora non digerito.
Oggi quello scossone sarebbe più necessario che mai.
Non basterà un op-ed di Blair, e soprattutto non basterà se dovesse rivelarsi davvero l’ennesima presa di distanza solo personale e tardiva, utile unicamente a ricollocarsi nel clima politico del momento.
Servirà coraggio. Servirà lucidità. Servirà la capacità di riconoscere che l’antisemitismo di ritorno non è un incidente, ma il sintomo di una deriva morale che attraversa da anni la sinistra occidentale.
… sempre che non sia troppo tardi.


