Questa storia si presta a una infinità di riflessioni ma, alla fine, ve le risparmierò quasi tutte, perché in fondo la riflessione che credo sia fondamentale da fare è solo una: queste cose succedono tutte le volte che la politica rinuncia a governare la società.
Trent’anni fa, la politica rinunciò a dire che le democrazie costano e che l’unico modo per evitare che i soldi vengano raccolti in maniera “non ortodossa” e che qualcosa resti attaccato alle mani dei singoli era parlare seriamente di finanziamento pubblico.
Trent’anni dopo, siamo ancora punto e a capo: Milano aveva bisogno di quei grattacieli, aveva bisogno di investimenti importanti. A dire il vero, Milano avrebbe anche avuto bisogno di quel miliardo e mezzo di euro che non ha incassato perché si è scelto di costruire quei grattacieli con procedure ancora più “comprensive” di quelle che ho dovuto seguire io per tirare giù un muro e allargare la sala di casa, e questo è una colpa tremenda.
Ma, il problema era ed è ancora una volta la politica: mentre il centrodestra è riuscito a immaginare CityLife e Porta Nuova, il centro sinistra è arrivato al potere con i voti di tutti i disagiati mentali di questa città, dai “gay per Hamas“ alle signore della buona borghesia che si scandalizzano per un grattacielo da 50 piani e pensano che sia molto più ecologico costruire dieci palazzine da cinque piani, per non parlare poi di tutto il resto di cattolici pauperisti, pacifisti, sognatori in ogni salsa eccetera… e, allora, i sinistri hanno avuto questa bella pensata: fare finta di non sapere che si stavano costruendo dei grattacieli.
Ma… mentre il Sindaco e la sua corte si lodavano e imbrodavano per tutta questa “rigenerazione urbana”, la finzione approdava in via Freguglia, dove il fuoco purificatore non s’è mai spento e adesso si presenta il conto a una Giunta che non è stata abbastanza di sinistra e che ha cercato un compromesso sotto il tavolo tra i bisogni della Città e la stupidità dei propri elettori.
Come finirà questo disastro non lo so, rifletto solo sul fatto che la prima cosa che mi è venuta in mente è stata l’intercettazione di un commosso Piero Fassino che al telefono con Giovanni Conforte ai tempi del tentativo di scalata a BNL da parte di Unipol chiedeva “abbiamo una banca?”. Questa storia, con le sue complessità e contraddizioni, mi ricorda una sinistra che non ha ben capito che cosa vuol dire essere moderni e che – esattamente come un cafone arricchito organizza il diciottesimo della figlia al “castello delle cerimonie” – si abbarbica ai simboli della modernità occidentale per mostrare quanto è affidabile, per poi pagare il conto di tutte le proprie furbizie.
Sicuramente ci sarà stato qualcuno a cui, anche in questo caso, “qualcosa è rimasto attaccato alle dita”, ma di questo non mi importa nulla: la responsabilità penale è personale e al massimo qualcuno andrà in galera.
Il problema vero è l’ennesima prova di immaturità della politica, di incapacità di governare il futuro; su questo, la cosa peggiore è che a pucciare il biscotto in questa storia stanno quasi tutti, tranne Forza Italia e quelli che un tempo avremmo chiamato “i laici”, ossia Azione, Italia Viva, i LiberalDemocratici: agli altri non sembra vero di avere trovato una nuova Bibbiano a cui impiccare la sinistra o una nuova via per regolare i conti in famiglia, e che Milano e la buona politica crepino senza lamentarsi troppo.


